Angela Merici
La Biografia
I PRIMI ANNI

famigliaAngela Merici nasce a Desenzano del Garda intorno al 1474 da Giovanni Merici e Caterina de' Bianchi di Salò.

La data di nascita non è nota (a quel tempo non c'era l'anagrafe); neppure l'anno è certo, ma quel "circa" che lo accompagna lo fa convenzionalmente accogliere dagli storiografi.

Non sappiamo quando la famiglia di Giovanni Merici si sia stabilita a Desenzano. Abbiamo però una felice indicazione orientativa in un codice cartaceo, legato in cuoio, conservato nell'Archivio comunale di questa città che indica l'accettazione nel comune di Giovanni Merici (ossia il conferimento della cittadinanza desenzanese) fra altre accettazioni avvenute tra il 1486 e il 1489, ma segnala che Zuan Merico era già stato accettato a voce ancora prima.

Dunque, Giovanni Merici, un tempo cittadino di Brescia, si era poi stabilito a Desenzano.

Angela, secondo una tradizione, sarebbe nata in Via Castello nella casa che oggi risponde al numero civico 96 (già 333).

In seguito Giovanni Merici, con la sua famiglia, si sarebbe spostato a "Le Grezze" una cascina della quale il tempo, purtroppo, ci ha lasciato ben poco.

Oggi, davanti alla bellezza rustica, ma tutta armonia e spiritualità, della Casetta di Sant'Angela "Le Grezze", ricostruita, com'è noto, su quanto era rimasto dell'antico edificio crollato negli anni settanta del secolo scorso, ci si ferma a contemplare le reliquie di un vecchio olivo, un pozzo, e si cerca con lo sguardo qualche pietra che possa risalire a quel tempo, messa in luce dagli scavi compiuti con la passione di chi cerca le tracce di una presenza ancora significativa e profetica.

Il luogo è autentico: l'ambiente di vita e di lavoro di Sant'Angela in età giovanile. Lì si possono far rivivere le vicende quotidiane della famigliola; guardare il cielo; guardarsi attorno e tornare indietro nel tempo per più di cinquecento anni. E' un'emozione sempre nuova, sempre profonda.

In questo ambiente, a "Le Grezze", Angela trascorre le giornate della sua infanzia. A sera il padre riunisce la famiglia attorno al focolare e legge le vite dei Santi. Oppure, più probabilmente, nella stalla dove i bovini facevano da calorifero; forse è proprio in quei pochi metri quadrati, su cui oggi a "Le Grezze" vediamo ricostruita una cucina, che dobbiamo vedere la "sala di lettura" con Angela tutta orecchi che pende dalle labbra del padre, e tutta occhi perché qui, sulle ginocchia del padre, ha incominciato il suo apprendimento a leggere.

Di queste letture Angela serberà un ricordo vivissimo, e da queste letture - come racconterà lei stessa - sarà spinta a darsi ben presto a una vita sobria, spirituale e contemplativa.

Le marachelle del vivere quotidiano e le vite dei santi: due realtà che si scontravano in quell'anima ben presto aperta all'azione dello Spirito. Dei fratelli di Angela, quasi più nulla sappiamo. Ma nel suo cammino di vita, Angela tesserà rapporti umani caldi di affetto e luminosi nella fede, che le riuniranno attorno ben più numerosi fratelli e sorelle in Cristo.

La Biografia
ORFANA A SALO'

Perduta la sorella e i genitori, Angela sui 17 anni, forse con il terzo fratello, si trasferisce a Salò, ospite degli zii materni. Non si sa per quanto tempo.

La sua vita, a Salò, scorre tra le faccende di casa: setacciare la farina, impastare il pane, fare il bucato, attingere l'acqua. E' Giacomo Tribesco, canonico lateranense, che ce lo racconta: un testimone che ha raccolto queste confidenze dalla viva voce di Angela.

A Salò Angela si fa Terziaria Francescana. Così può accostarsi con più frequenza ai sacramenti e può giustificare di fronte ai familiari i suoi digiuni e le sue penitenze. C'è chi ha detto di severi digiuni o di digiuno totale. Non crediamo alle esagerazioni. Angela non si dà a cose spettacolari. Anche a proposito dei beni materiali, Angela dà prova di equilibrio e di saggezza. Ancora nel 1523, quando da otto anni avrà lasciato la natia Desenzano per portarsi a Brescia, lei conserverà, in sua proprietà, un campo per il quale - in obbedienza alle leggi civili - farà la sua denuncia dei redditi.

La Biografia
NELLA SOLITUDINE DE "LE GREZZE"

Ristabilitasi a Desenzano, nella casetta "Le Grezze", Angela Merici vive sola, lavorando nel podere che ha ereditato dalla famiglia, finché nel 1516 i suoi superiori francescani le danno l'obbedienza di trasferirsi a Brescia, presso madonna Caterina Patengola, bisognosa di sostegno e di conforto per la recente perdita del marito e dei figli.

Porta con sé le memorie della vita quotidiana nei campi, il ricordo dei ritmi di lavoro delle giornate e delle stagioni all'aria aperta, sotto il cielo che per lei aveva sempre un forte richiamo spirituale, ma non può dimenticare le avventure degli sconfinamenti del bestiame, le accuse alla sorella, perché quasi certamente era stata lei che nel 1488 per due giorni consecutivi aveva attraversato con due bovini il campo coltivato di Giovanni de la Pola. Per questa unica sorella , maggiore di lei, che poi le era morta, Angela aveva tanto pregato e il Signore le aveva concesso una grande grazia. Ce ne parla nel 1568 Giovan Antonio Romano che poteva aver saputo della cosa dalla stessa Angela: ella vide una schiera di angeli "in aere, nel mezzo delli quali era l'anima della sua amata sorella tutta felice et trionfante" (MTS p. 533).

Sopra ogni altra memoria Angela conserva in cuore l'annuncio che aveva ricevuto dall'alto: un giorno, al tempo della mietitura - come narrano i primi biografi - le venne una processione di angeli e vergini che si distendeva tra cielo e terra: Dio si sarebbe servito di lei per fondare una Compagnia di vergini che "si doveva dilatar". Ne parlerà, nel 1566, Padre Francesco Landini, impegnato ad aiutare la Compagnia, quella Compagnia che Angela "commandata da Jesu Christo" (Gabriele Cozzano, segretario di Angela Merici, Epistola Confortatoria ) fonderà a Brescia nel 1535; ne parlerà, si diceva, Francesco Landini in una lettera diretta a Milano a Frate Franceschino Visdomini.

Due fatti straordinari dunque che lei, Angela, conserva nella memoria e nella preghiera, dove Dio non cessa di chiamarla. Si tratta di due visioni o di una sola? Non sappiamo. Sta di fatto che i luoghi di devozione che ricordavano Angela a Desenzano, e che saranno citati da Giuseppe Pace e da Pietro Bagatta nel 1772 (cfr MTS p. 87, p. 105) al processo per la canonizzazione di Angela Merici, sono due: la località Machetto e la località Brudazzo.

Angela, dunque, nel 1516 lascia Desenzano con nel cuore la sua città, la sua gente, il suo linguaggio, il colore del suo lago, i campi, le stelle e, soprattutto, questa voce che le annunciava un futuro di fondazione. Lei si lascia condurre dalle circostanze che la vogliono a Brescia.

A questo punto gli storici dimenticano Desenzano, ma Angela no di certo. Si è ricordato, qui sopra, la sua denuncia dei redditi del 1523. E poi, non poteva dimenticare i suoi parenti, i suoi amici, le persone che ha aiutato e quelle da cui è stata aiutata. Il suo senso di riconoscenza era proverbiale.

Il segretario di Angela, Gabriele Cozzano, "Cancellier della reverenda Madre madonna Angela" e protettore della Compagnia, come egli stesso si presenta in un suo scritto, ricorda particolarmente la carità di Angela, il suo amore materno, la gentilezza del suo tratto e la sua gratitudine.

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LA MISSIONE

visioneBrescia l'attende per la missione che Dio le ha affidato: la fondazione della prima istituzione di vita consacrata secolare; l'incarnazione della spiritualità del quotidiano in una istituzione di vita consacrata del tutto nuova a quel tempo; una vita che unisce azione e contemplazione; una vita in cui, "l'altezza della contemplazione non leva le fazzende, né le fazzende impedissen il gusto celeste. Né la luce celeste toglie le opere". Così si esprime il segretario di Angela.

Vita in cui il senso della Chiesa, sposa di Cristo, è così ben accolto che si incentra in un particolare carisma: "rendere presente nella Chiesa il volto del Cristo sposo", per dirlo con la definizione del carisma mericiano formulata dal teologo Valentino Macca (Brescia, 1978).

Il carisma delle Orsoline infatti, secolari e religiose che si rifanno a sant'Angela, è questo: "rendere presente nella Chiesa il volto del Cristo sposo"; in pratica : vivere la dimensione sponsale della Chiesa, unite a Cristo; operare unite allo Sposo sull'esempio di sant'Angela, la quale era tanto unita a Lui che Lui stesso "il tutto con lei fazzeva". ( G. Cozzano, Dichiarazione della Bolla del Papa Paolo III, 974').

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ANGELA A BRESCIA

preghierasforzaEbbene, Angela, nel 1516 è richiesta per un'opera di bene presso la nobile Caterina Patengola, a Brescia, e accetta di andare dove il Signore la conduce per i suoi piani.

La sua vita è piuttosto movimentata. Rimane presso Caterina Patengola per qualche tempo, poi per ben dodici anni è ospite di Giovan Antonio Romano che l'aveva conosciuta in casa Patengola e aveva desiderato offrire un alloggio alla Madre. Successivamente, quando incombe la minaccia dell'esercito imperiale su Brescia, trova rifugio a Cremona, mentre, al ritorno a Brescia, vive per qualche tempo nella casa dell'agronomo Agostino Gallo. Successivamente abita presso San Barnaba, per trasferirsi poi vicino alla Chiesa di Sant'Afra, sua ultima dimora.

In attesa del momento di Dio, Angela si fa tutta a tutti. Non si dedica a un'opera specifica di bene, ma ai piccoli come ai grandi porta la sua parola di fede, di conforto, di pace. E' donna di intensa vita ascetica e di azione; ed è persona sensibile e concreta, nella sua vita privata e nei suoi rapporti sociali.

Incontra i potenti del tempo come Francesco II Sforza e Luigi Alessandro Gonzaga; da lei vanno predicatori e teologi per essere illuminati sulla Sacra Scrittura; a lei ricorre la gente per aiuto e consiglio. I testimoni, sentiti dal notaio Giovanni Battista Nazari nel 1568, raccontano che da lei andava la gente a chiedere consiglio per fare testamento, o a chiedere un parere sui figli da maritare, o aiuto per mettere pace in famiglia. E lei attingeva luce e forza nell'accostarsi all'Eucarestia "tutti quei dì che poteva" ci dice Agostino Gallo.

Preghiera, digiuno, penitenza, contatti umani i più disparati, segnano gli anni di Angela a Brescia, affinano il suo animo e la preparano all'ora di Dio, ma anche i pellegrinaggi.

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I PELLEGRINAGGI

pellegrinaDa Brescia, Angela si assenta solo per una istanza del suo bisogno religioso: i pellegrinaggi, che nella religiosità del Cinquecento erano principalmente una forma di penitenza.

Mantova la vede pellegrina alla tomba di Osanna Andreasi, terziaria domenicana , morta nel 1505, il cui culto era stato autorizzato da Leone X nel 1514. La accompagna Giovan Antonio Romano.

Varallo (Vercelli) l'accoglierà una prima volta in data che non conosciamo, e una seconda volta nell'agosto del 1532. Sul colle a ridosso del villaggio - l'attuale Sacro Monte - un frate francescano, già Custode di Terra Santa, Bernardino Caimi, si era proposto di ricostruire i luoghi santi di Gerusalemme ed aveva incominciato ad attuare quel progetto fin dal 1491.

Quando Angela vi si era recata per la prima volta - poco dopo il suo pellegrinaggio a Roma, secondo Agostino Gallo - la costruzione non era molto avanzata e lei aveva potuto contemplare soltanto alcune cappelle. Nessuna meraviglia che le fosse rimasto il desiderio di ritornarvi. Quando metterà in atto questa esperienza, nel 1532, facevano parte della comitiva Agostino Gallo e sua sorella Ippolita ed ancora "dodici altri compagni spirituali", come lasciò scritto il notaio Giovanni Battista Nazari nella Vita di Angela, da lui stesa dopo aver raccolto le deposizioni giurate di alcuni testimoni nel 1568.

Qui sopra abbiamo nominato un pellegrinaggio di Angela a Roma. Vi andò, con tutta probabilità, nel 1525, "desiderosa di visitare quelle santissime reliquie" - avverte Romano nella sua deposizione giurata il 21 giugno 1568 - e fece quel viaggio con due sacerdoti. Agostino Gallo ci fa notare che vi andò dopo essere ritornata a Brescia dal suo pellegrinaggio a Gerusalemme.

Del viaggio in Terra Santa ci dà notizie di prima mano Giovan Antonio Romano che, avendo da molti anni il desiderio di visitare i santi luoghi di Gerusalemme, ne fece parola a Angela, la quale "sommamente" lo pregò che non andasse senza di lei. Poteva essere l'anno 1524. L'incertezza è dello stesso Romano. Angela, con suo cugino germano Bartolomeo, figlio di Biancoso de' Bianchi, si accompagnò a Romano. Si imbarcarono - se si tratta del 1524 - il 26 maggio.

Del viaggio d'andata Giovan Antonio Romano segnala solo una tappa, quella al porto della Canea sulla costa nord-ovest dell'isola di Creta. Qui Angela aveva perduto "quasi del tutto la vista". Lo stesso Romano, compagno di viaggio e narratore, non ci lascia testimonianza alcuna sulla visita a Gerusalemme e sui luoghi santi, né sull'aspetto spirituale del pellegrinaggio.

Il notaio Nazari però, che - come detto sopra - ha raccolto nel 1568 le testimonianze di Angela, dopo aver giustificata la quasi cecità di Angela con "la fumosità del mare" e "le incommodità del viaggio" aggiunge: "Fu menata per tutti quelli santi luoghi, notificandoli ciò che erano là dove de uno in uno vi faceva caldissime orationi. Ma quando giunse al luogo nel quale fu crucifisso il Redemptore del mondo, allhora ella pianse longamente prostrata in genocchione, baciando più et più volte quella beatissima terra che fu fatta degna di ricevere il preziosissimo sangue di Gesù (...)".

Ma veniamo, per farci un'idea delle difficoltà di allora, al pittoresco racconto del viaggio di ritorno che ne dà Giovan Antonio Romano. La prima sosta fu a Rama, oggi er-Ram, ancora in Palestina, sulla via da Gerusalemme a Betel. Fu una sosta di otto giorni a causa di certi maleintenzionati che li attendevano per farli prigionieri.

Finalmente la nave poté partire da Giaffa diretta a Cipro. Qui sostarono parecchi giorni, per il carico delle mercanzie. Di là la nave avrebbe poi fatto scalo a Candia, dove. secondo il cappuccino Mattia Bellintani, Angela avrebbe ricuperato la vista davanti a un crocifisso miracoloso.

Da Candia la nave pellegrina era ripartita con altre due navi la sera del 4 ottobre, festa di San Francesco. Ai suoi passeggeri si era aggiunto anche il Viceduca di Candia diretto a Venezia.

Lasciata l'isola, le tre navi si erano trovate in balia di una tempesta durata nove giorni; due navi -secondo Romano - erano affondate e quella dei pellegrini si era salvata dopo aver buttato a mare le munizioni e la mercanzia. La nave era stata sbattuta verso la costa nord-africana. Finalmente la nave dei pellegrini giunse a Durazzo, dove si trovava l'armata turca. Qui furono accolti col saluto di rito, ma poi i Turchi, lasciato il porto, tesero un agguato ai pellegrini per farli prigionieri. Per le preghiere di Angela Dio venne in loro aiuto e li portò in salvo. Arrivarono indi a Cittanova (in Istria) e finalmente a Venezia, dove rimasero parecchi giorni.

Finalmente Angela ritornava a Brescia. Era il 25 novembre, giorno di santa Caterina d'Alessandria.

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FONDATRICE

compagniasant'orsolaForse in ricordo di questo avventuroso e felice ritorno, obbedendo alla chiamata che Dio le aveva rivolta per mezzo delle visioni nei suoi anni giovanili, il 25 novembre 1535, Angela dava l'avvio ufficiale alla Compagnia, riunendo le prime figlie e discepole nella casa in cui abitava presso la Chiesa di Sant'Afra in Brescia.

Proprio il 25 novembre? Può essere stato per celebrare l'anniversario di una grande esperienza, ma anche - e lo possiamo ben supporre - perché santa Caterina è la Santa del matrimonio mistico con Gesù.

Come mai Angela intitola la sua istituzione a sant'Orsola? Orsola è la santa che una leggenda vedeva accompagnata da undicimila vergini, martiri per la fede in Cristo. La storia oggi conferma l'esistenza di una "Orsola" e di undici compagne, ma al tempo di Angela, le compagne di Orsola si credeva fossero undicimila!

Intitolare a sant'Orsola la sua istituzione, era forse per Angela rivivere le emozioni di stupore, il senso di forza rappresentato da un esercito di donne votate a Cristo. Era richiamare le aspirazioni del suo cuore di bambina, quando, sulle ginocchia del padre che leggeva in famiglia la "Legenda Aurea", interiorizzava le vite dei Santi.

Gabriele Cozzano scriverà che questo nome "è venuto dal Cielo", ed ancora, che "in forza e possanza dello Spirito Santo è stato dato".

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GLI SCRITTI

Per le figlie spirituali della "Compagnia" Angela detta una Regola che è un capolavoro di saggezza e di sapienza; una regola e un prologo: undici capitoli intrisi di profonda e specifica spiritualità.
E per le responsabili dell'accompagnamento spirituale delle giovani che intendono vivere e perseverare nella scelta di Cristo Sposo, inserendosi nella Compagnia, Angela detta i Ricordi, mentre per le matrone vedove incaricate di tutelare i diritti della Compagnia e di proteggerla, la Madre detta il Testamento.
A queste ultime chiede che guardino alle vergini della Compagnia con animo materno e le governino con rispetto e amore, colgano i segni dei tempi e siano certe dell'aiuto di Dio.

Scritti preziosi per l'intuito educativo della Madre, che, nel tempo, daranno luogo alla "pedagogia mericiana" portata avanti dalle seguaci della Santa. Una pedagogia che vuole rispetto di ogni persona nella sua individualità, amore materno espresso con tenero affetto e ogni possibile piacevolezza, attenzione alle situazioni concrete, coraggio di affermare le esigenze di fedeltà a Cristo sposo e insieme rispetto della libertà di ciascuna, un impegno educativo che metta al primo posto l'essere con mente e cuore alla presenza di Dio e lo spirito di servizio, sulle orme di Gesù.

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LA MORTE

Angela muore a Brescia il 27 gennaio 1540. Si spegneva alle ore 21 e mezzo, secondo il computo delle ore del giorno di quel tempo, cioè intorno alle tre e mezzo pomeridiane. All'indomani, 28 gennaio, alle nostre ore 10 del mattino, veniva portata nella chiesa di Sant'Afra - oggi santuario di sant'Angela, in Via Crispi -.

calcinardi - morte

Vi fu portata con tanta solennità e tanta gente, come se si fosse trattato di un gran signore. Così si esprime, il cronista Pandolfo Nassino, che motiva questa solennità e questa folla di gente sottolineando che la "Madre Sur Anzola a tutti predicava la fede del sumo Dio".

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LA FESTA

Il 27 gennaio, a Brescia, è veramente un giorno particolare. La gente che si reca al Santuario di sant'Angela in quel giorno, e nei giorni precedenti, ed anche nei successivi, è veramente molta. Che direbbe ora Pandolfo Nassino?

Angela è lì, in un'urna di cristallo. La gente passa davanti a lei, la guarda; guarda quel viso che ancora ci dà le sue sembianze; passa e prega. Fuori c'è la fiera che invita tutti a far festa.

Angela Merici, oggi, è ricordata in tutto il mondo, perché, sparse dappertutto, si trovano Orsoline, religiose specialmente, ma in parecchi luoghi anche secolari, che guardano alla "Madre Sur Anzola" con la devozione e l'affetto di figlie, e parlano di lei, e la fanno conoscere, e operano a lode di Dio e a bene di tutti, sostenute da lei che ha promesso di essere sempre viva in mezzo a loro.

"Direte loro - detta nel Quinto Ricordo - che adesso son più viva che non era quando le me vedevan corporalmente, et che adesso più le vedo et le cognosco. Et più le posso et voglio agiutare. Et che son continuamente fra loro col Amator mio (Gesù Cristo), anzi nostro et commun di tutte" ( Ricordi, 5, 35-38; ).

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SUGLI ALTARI

Papa Clemente XIII, nel decreto del 30 aprile 1768, dichiarava che il titolo di "Beata", di cui Angela Merici godeva da sempre per voce di popolo, le competeva, e così confermava il culto che già le veniva tributato. Si trattava di un riconoscimento equipollente rispetto ad una beatificazione; il decreto si era presentato quale via più spedita e meno dispendiosa della solenne celebrazione, ma non per questo sminuiva la gloria della proclamazione.

Una proclamazione solenne si ebbe invece il 24 maggio 1807 in San Pietro, quando Pio VII inseriva Angela tra i Santi riconosciuti tali dalla Chiesa.

E l'11 luglio 1861 il papa Pio IX con un decreto Urbi et Orbi ne estendeva il culto alla Chiesa universale.

I Luoghi
DESENZANO

Statua di DesenzanoDesenzano l'ha acclamata da sempre la sua sant'Angela, e a buon diritto ha ottenuto che fosse proclamata principale patrona della città

Il monumento collocato nella piazza del vecchio porto, quasi a difesa della città, la rappresenta in tutta la sua audacia, in tutta la sua forza, in tutta la sicurezza che le viene da Chi l'ha eletta per una missione grande nella Chiesa e nel mondo, e l'ha voluta così.

Ma l'iconografia ha dato ancora altro a Desenzano. Vediamo quanto ci è pervenuto e che conosciamo.

I Luoghi
"LE GREZZE"

Le GrezzeUn pellegrino che entra in Desenzano da occidente si ferma prima in località "Le Grezze", nel luogo della casa di sant'Angela: qui si trova una "casetta" che, pur rimaneggiata a causa del crollo della casa vera e propria, richiama quella in cui Angela è vissuta, prima con la sua famiglia, poi da sola tra il periodo di Salò e la partenza per Brescia.

Questo luogo è particolarmente caro alle Orsoline secolari e religiose ed è stato da poco restaurato per essere segno della comunione di tutte le famiglie mericiane.

Nella parte a sinistra del porticato, erano state predisposte, una sopra l'altra due stanzette esemplificative della vita del '500, nella parte destra al pianterreno la Parrocchia aveva costruito - dopo il 1971 - una chiesetta, in attesa che venisse costruita la nuova chiesa parrocchiale.

Le Orsoline dell'Unione Romana, con il concorso della Conferenza Italiana Mericiana, ha provveduto alla ristrutturazione delle stanze, della cappella e del cortile, sulla base di un progetto che ha messo in risalto la forte valenza simbolica dei vari elementi e ha portato così a nuova vita questi luoghi cari a tutte le figlie di Sant'Angela.

Nella nuova Parrocchiale, sempre in località "Le Grezze", prima ancora di entrare in chiesa, in alto, sopra la porta, si intravede una sant'Angela contadina nell'abito di lavoro del tempo. Entra e istintivamente si volge alla statua: siamo al tempo della mietitura e Angela sta portando spighe all'altare.

La scultura, ideata da Benedetto Pietrogrande di Milano per questa chiesa, è stata realizzata da Peter Kostner di Ortisei (Bolzano).

 

 

 

 

 

I Luoghi
IL "BRUDAZZO"

Il brudazzoIl pellegrino, lasciate "Le Grezze", si porta poi in località Brudazzo, sulla strada per Salò, dove ora sorge il Centro di spiritualità "Mericianum". Ci vuole un po' di tempo per arrivarci, ma questo è il luogo in cui la tradizione pone la visione cosiddetta della "scala": parve ad Angela che il cielo si aprisse, vide uscire una processione di angeli e di vergini che cantavano insieme ed ebbe l'annuncio della fondazione cui Dio la destinava.

Qui, al Brudazzo, ci si ferma a pregare, anche a lungo quando si può. Si pensa a quell'annuncio. All'annuncio del grande dono: uno "tra i più belli doni, che mai Dio al mondo donasse" ci dice il segretario di Angela. Dono fatto alla Chiesa e al mondo. Il dono di una vita consacrata, impensabile al tempo di Angela: una vita contemplativa e attiva a contatto della gente.

I Luoghi
IL DUOMO

Lasciando il Brudazzo e scendendo verso il lago, ci si porta verso il Duomo.

Qui si trova una Cappella in cui si trovano un'urna con le reliquie di Sant'Angela , sei quadri del Calcinardi che rappresentano episodi significativi della vita di Sant'Angela (la famiglia di Angela, la visione, l'udienza da Clemente VII, la visita al duca Francesco Sforza, il ritorno dalla Terra Santa, la morte nella sua camera nella casetta attigua alla Chiesa di Sant'Afra, ora Santuario di sant'Angela in Brescia), due vetrate e la pala.

In Sacrestia, di fronte alla porta d'entrata, si vede subito un piccolo quadro, meglio la foto di un quadro che ci dà il volto di Angela dopo la sua morte. Il quadro potrebbe essere di Alessandro Bonvicino detto il Moretto.

Sempre nella Sacrestia, sulla parete di sinistra, ha trovato posto anche una tela di Jacopo Palma il Giovane. Rappresenta la Pietà, e da un lato santa Maria Maddalena - cui è dedicata la Parrocchiale - e dall'altro la Beata Angela (foto nella guida del Duomo p. 45) in adorazione del Cristo. Questo quadro, ora lì per ragioni di sicurezza, si trovava prima nella Sala del Consiglio comunale perché appositamente fatto dipingere per quella Sala secondo la decisione presa nella seduta del Consiglio il 7 gennaio 1610: "viva voce et niun discrepante" (Archivio comunale di Desenzano Liber provisionum Q f 174 v, oggi reg. Qa n° 12).

I Luoghi
BRESCIA

La cappella di BresciaChi, nella sua visita al Santuario di sant'Angela a Brescia, si è fermato davanti alla grande urna che ne contiene le spoglie mortali, ed ha osservato quel viso che, per grazia, il tempo, ci ha ancora ben conservato, lo rivede così come è nella tela del Moretto.

 

 

Gli Scritti
INTRODUZIONE

I testi qui proposti sono presi: "Ricordi" e "Testamento", dalla copia notarile degli originali conservata nell'Archivio Segreto Vaticano(1); la "Regola", dal Codice manoscritto rinvenuto presso la Biblioteca Trivulziana(2) al Castello Sforzesco di Milano nel 1984, fatto conoscere alla cerchia degli esperti collaboratori nel 1985 e pubblicato a Brescia, presso la Tipolitografia Queriniana, nel 1996.

Sono i testi più antichi oggi conosciuti.

L'autenticità dei Ricordi e del Testamento è provata dal verbale dell'interrogatorio del 18 maggio 1772 negli Atti del processo di canonizzazione di Angela Merici.

Quanto alla Regola, il Codice conservato alla Trivulziana, in una stesura manoscritta, numerata a carte, è costituito da un testo che presenta un Prologo e undici Capitoli. Essendo deceduta Angela Merici nel 1540, tale testo è databile fra I'11 dicembre 1545 e il 14 aprile 1546 o, almeno, entro il 21 giugno di questo medesimo anno.

La "lingua" usata e la formulazione grafica di alcune parole - si vedano i Ricordi e il Testamento la cui autenticità è fuori dubbio anche in senso letterale -, la logicità dei più piccoli particolari, la spontaneità, la finezza tutta femminile di certe espressioni, unitamente alla datazione, ne fanno il testo, per ora, più vicino alla personalità spirituale, alla figura storica della Fondatrice della "Compagnia di Sant'Orsola".

La santa madre Angela Merici, per questa sua istituzione, ha dettato a Gabriele Cozzano, notaio e cancelliere della Compagnia, tanto la Regola che i Ricordi e il Testamento.

Ne viene qui proposta una traslazione in italiano moderno, nata dopo uno studio comparato delle tre opere, nonché dopo l'esame delle opere (TM) (3) che sono invece di Gabriele Cozzano, in quanto amico e cancelliere della Compagnia.

Inoltre, qui, i testi sono stati suddivisi in versetti numerati, e nell'antico e nel moderno, allo scopo di aiutare i riferimenti; maiuscole, punteggiatura e accenti sono stati più o meno normalizzati.

Il linguaggio e lo stile della Regola, dei Ricordi, del Testamento, cioè della lingua parlata, e non quello del testo scritto, sono più che evidenti. è un dire spontaneo che sottolinea i punti più importanti, ripete e spiega.

Il fatto che negli scritti dettati dalla Madre le citazioni latine siano talvolta seguite da un "ciò è" piuttosto che dalla traduzione letterale, offrendo una personale interpretazione di Angela, avalla il discorso: è la "Madre " che parla e cerca di chiarire l'idea che vuole comunicare come stabile criterio di riferimento.

L'approccio ai testi non è del tutto facile specialmente per chi li prende in mano per la prima volta. Sarà utile, quindi, sapere anche che la Regola è diretta ai membri della "Compagnia di Sant'Orsola". Essa indica loro la strada da seguire per divenire quello che devono essere: "vere e intatte spose del Figlio di Dio ".

I Ricordi sono dettati per le dirette responsabili della Compagnia. Sono una raccolta di consigli e suggerimenti per aiutarle a guidare i membri della Compagnia, loro affidati, nella specifica vita spirituale.

II Testamento è rivolto alle matrone, nobili vedove di Brescia, che si interessavano alla Compagnia e che erano, in un certo senso, garanti della stessa di fronte all'autorità civile e religiosa. Angela si propone di istruirle sulla loro missione di cui sottolinea dignità e importanza, e di dar loro una certezza: "in cielo vorremmo vedervi in mezzo a noi".

(1) S.C. Rituum, Processus 341, ff 946v-953r; ff 953r-958v; una riproduzione, infac-simile, si trova nel volume: S. Angela Merici, Regola, Ricordi, Legati, Testo antico e testo moderno, a cura di Luciana Mariani e di Elisa Tarolli, Introduzione di Ansgario Faller, Editrice Queriniana, Brescia, 1975, 1976.

(2) Codice 367, scaffale n. 82, palchetto n. 2; una riproduzione anastatica si trova nell'opera: Luciana Mariani, Elisa Tarolli, Marie Seynaeve, Angela Merici. Contributo per una biografia, presentazione del prof. Massimo Marcocchi dell'Università Cattolica di Milano, Introduzione del prof. Christopher Cairns dell'Università di Aberystwyth (GB), Editrice Àncora, Milano 1986.

(3) Opere di Gabriele Cozzano:

- Epistola Confortatoria alle Vergini della Compagnia di Sant'Orsola composta per il suo Cancelliere [s\c]Gabriello Cozzano; copia notarile in S.C. Rituum, Processus 341, ff.958v-969r;

- Risposta contro quelli [che] persuadono la clausura alle Vergini di Sant'Orsola, conservata alla Biblioteca Queriniana di Brescia, ms. D. VII. 8;

- Dichiarazione della Bolla del Papa Paolo HI; copia notarile in S.C. Rituum, Processus 341, ff 969r-983r.

Le opere di Cozzano sono state trascritte in Angela Merici. Contributo per una biografia, cit., rispettivamente alle pp. 556-564; 564-582; 582-594. E, con traslazione in italiano moderno a fronte, in Angela Merici. Lettere del Segretario, a cura di Elisa Tarolli, prefazione di Pier Giordano Cabra, Ed. Àncora, Milano 2000.

Gli Scritti
REGOLA
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Gli Scritti
RICORDI
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Gli Scritti
TESTAMENTO
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